MONSIGNOR LUIGI BETTAZZI ATTACCA IL CONCORDATO. DA LUI PAROLE DI SPERANZA SULLA SESSUALITA'


34545. BOLOGNA-ADISTA. "In Italia il Concordato è stato
fatto durante una dittatura, per salvare la propria
libertà. Per questo, penso che oggi il modello ideale per
il nostro Paese potrebbe essere quello americano: negli Usa
non si fanno concordati, ma leggi che valgono per tutte le
religioni". Con queste parole, lo scorso 4 luglio, mons.
Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, ha espresso la sua
posizione sui rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato
italiano, regolati sin dal 1929 dai Patti Lateranensi (poi
recepiti dall’art. 7 della Costituzione), che concedono
alla Chiesa cattolica un ruolo del tutto privilegiato
rispetto alle altre confessioni religiose. Bettazzi
interveniva all’interno di un dialogo con il filosofo
Carlo Augusto Viano, sul tema "Così vicina, così
lontana. La Chiesa, la sua base e il potere politico",
organizzato nell’ambito di una rassegna dal titolo: "Di
santa ragione", 6 serate di discussione su filosofia,
religione, politica e scienza promosse da Procope Studio e
dalla rivista Micromega, svoltesi a Bologna dal 1° al 10
luglio scorsi. In questa sede il vescovo emerito di Ivrea,
che prese parte alle ultime tre sessioni del Concilio
Vaticano II e fu tra le personalità di spicco della Chiesa
cattolica nel dialogo con il mondo comunista, ha
sottolineato con forza il primato della coscienza
individuale: "Fondamento della vita morale è la coscienza
e ci possono essere delle situazioni in cui la mia coscienza
mi dice di disobbedire". Fedele a questo principio, Bettazzi
si è quindi espresso a favore delle unioni omosessuali:
"Per tanto tempo abbiamo detto che il fine primario del
matrimonio è la procreazione, fino al punto di negare il
sacramento a chi è impotente, ma io credo che il fine del
matrimonio sia l’amore. E se ci sono due persone dello
stesso sesso che si amano, pur non chiamando la loro unione
matrimonio, dobbiamo aiutarle a stare insieme".