ISAIA 4, 5 e 6 Riflessioni


Riflessioni
su Isaia 4, 5 e 6

 

Isaia 4
[1]Sette donne afferreranno un uomo solo, in quel giorno,
e diranno: «Ci nutriremo del nostro pane e indosseremo le nostre vesti;
soltanto, lasciaci portare il tuo nome. Toglici la nostra vergogna». [2] In quel
giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della
terra sarà a magnificenza e ornamento per gli scampati di Israele. [3] Chi sarà
rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè
quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. [4] Quando il
Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito l'interno di
Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato con lo spirito di giustizia e con
lo spirito dello sterminio, [5] allora verrà il Signore su ogni punto del monte
Sion e su tutte le sue assemblee come una nube e come fumo di giorno, come
bagliore di fuoco e fiamma di notte, perché sopra ogni cosa la gloria del
Signore sarà come baldacchino. [6] Una tenda fornirà ombra contro il caldo di
giorno e rifugio e riparo contro i temporali e contro la
pioggia.

Isaia 5
[1] Canterò per il mio diletto il mio cantico d'amore per
la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. [2]
Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi
aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che
producesse uva, ma essa fece uva selvatica. [3] Or dunque, abitanti di
Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. [4] Che
cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre
attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? [5] Ora voglio farvi
conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si
trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. [6] La
renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. [7] Ebbene, la vigna del Signore
degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione
preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva
rettitudine ed ecco grida di oppressi. [8] Guai a voi, che aggiungete casa a
casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad
abitare nel paese. [9] Ho udito con gli orecchi il Signore degli eserciti:
«Certo, molti palazzi diventeranno una desolazione, grandi e belli saranno senza
abitanti». [10] Poiché dieci iugeri di vigna produrranno solo un bate un comer
di semeprodurrà un'efa. [11]Guai a coloro che si alzano presto al mattinoe vanno
in cerca di bevande inebrianti e si attardano alla sera accesi in volto dal
vino. [12] Ci sono cetre e arpe, timpani e flauti e vino per i loro banchetti;
ma non badano all'azione del Signore, non vedono l'opera delle sue mani. [13]
Perciò il mio popolo sarà deportato senza che neppure lo sospetti.I suoi grandi
periranno di fame, il suo popolo sarà arso dalla sete. [14] Pertanto gli inferi
dilatano le fauci, spalancano senza misura la bocca. Vi precipitano dentro la
nobiltà e il popolo, il frastuono e la gioia della città. [15] L'uomo sarà
umiliato, il mortale sarà abbassato, gli occhi dei superbi si abbasseranno. [16]
Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio e il Dio santo si mostrerà
santo nella giustizia. [17] Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro
prati, sulle rovine brucheranno i capretti. [18] Guai a coloro che si tirano
addosso il castigo con corde da buoi e il peccato con funi da carro, [19] che
dicono: «Faccia presto, acceleri pure l'opera sua, perché la vediamo; si
facciano più vicini e si compiano i progetti del Santo di Israele, perché li
conosciamo».[20] Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che
cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce
e il dolce in amaro. [21] Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano
intelligenti. [22] Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino, valorosi nel
mescere bevande inebrianti, [23] a coloro che assolvono per regali un colpevole
e privano del suo diritto l'innocente. [24] Perciò, come una lingua di fuoco
divora la stoppia e una fiamma consuma la paglia, così le loro radici
diventeranno un marciume e la loro fioritura volerà via come polvere, perché
hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti, hanno disprezzato la parola
del Santo di Israele. [25] Per questo è divampato lo sdegno del Signore contro
il suo popolo, su di esso ha steso la sua mano per colpire; hanno tremato i
monti,i loro cadaveri erano come lordura in mezzo alle strade. Con tutto ciò non
si calma la sua ira e la sua mano resta ancora tesa. [26]Egli alzerà un segnale
a un popolo lontano e gli farà un fischio all'estremità della terra; ed ecco
verrà veloce e leggero. [27] Nessuno fra essi è stanco o inciampa, nessuno
sonnecchia o dorme, non si scioglie la cintura dei suoi fianchi e non si slaccia
il legaccio dei suoi sandali. [28] Le sue frecce sono acuminate, e ben tesi
tutti i suoi archi; gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre e le ruote dei
suoi carri come un turbine. [29] Il suo ruggito è come quello di una leonessa,
ruggisce come un leoncello; freme e afferra la preda, la pone al sicuro, nessuno
gliela strappa. [30] Fremerà su di lui in quel giorno come freme il mare; si
guarderà la terra: ecco, saranno tenebre, angoscia e la luce sarà oscurata dalla
caligine.

Isaia 6
[1] Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore
seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio.
[2] Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva
la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. [3] Proclamavano l'uno
all'altro: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti.Tutta la terra è
piena della sua gloria». [4] Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di
colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. [5] E dissi: «Ohimè! Io
sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore
degli eserciti». [6]A llora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un
carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. [7] Egli mi toccò la
bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la
tua iniquità e il tuo peccato è espiato». [8]Poi io udii la voce del Signore che
diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
[9]Egli disse: «Và e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza
comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. [10]Rendi insensibile il cuore
di questo popolo, fallo duro d'orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli
occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da
esser guarito». [11]Io dissi: «Fino a quando, Signore?». Egli rispose: «Finché
non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna
resti deserta e desolata». [12]Il Signore scaccerà la gente e grande sarà
l'abbandono nel paese. [13] Ne rimarrà una decima parte, ma di nuovo sarà preda
della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta
il ceppo. Progenie santa sarà il suo ceppo
.

Il capitolo 4 del libro di Isaia si apre con un
riferimento al ‹‹resto›› di Gerusalemme, a coloro, cioè, che rimangono dopo la
strage, e costituisce l’esempio concreto della devastazione operata dal Signore.
All’immagine, senza dubbio desolante, della lotta fra le donne per accaparrarsi
l’unico uomo sopravvissuto segue un quadro confortante: il Signore ‹‹come una
nube e come fumo di giorno, come bagliore di fuoco e fiamma di notte›› verrà. I
superstiti non saranno, dunque, lasciati soli ed il Signore sarà “presenza
evidente” in mezzo a loro, nonché protezione. Molto pregnante è anche l’immagine
successiva; la figura del vignaiolo che decide di rendere deserta la propria
vigna esprime perfettamente la delusione del Signore per non avere raccolto i
frutti di quanto ha seminato. Le parole usate da Isaia, senza dubbio forti,
trovano una corrispondenza nel Nuovo Testamento, ove però è evidente la speranza
derivante dalla venuta di Cristo. In Matteo 21, 33 e sgg sta scritto che Dio
affiderà la propria vigna ad altri più degni. Queste parole sono per noi fonte
di consolazione: non tutto è perduto, la vigna non sarà trasformata in deserto,
bensì soltanto affidata ad altri. Ma in Isaia i toni sono volutamente duri e
così continuano le minacce contro gli Ebrei infedeli. Significativa è l’immagine
di coloro che ‹‹vanno in cerca di bevande inebrianti›› contrapposta a quella del
‹‹suo popolo›› che ‹‹sarà arso dalla sete››: è possibile dissetarsi solo con
l’acqua proveniente da Dio [‹‹Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai
più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che
zampilla per la vita eterna›› (Gv 4, 14)]. Allo stesso modo non si sarà
veramente sapienti finchè si riterrà di esserlo ‹‹Guai a coloro che si credono
sapienti e si reputano intelligenti›› (Isaia 5,21). Chi può ritenersi così a
posto con la propria coscienza ed essere talmente certo di camminare per la
strada giusta da chiamare ‹‹stupido›› o ‹‹pazzo›› ( Matteo 5, 22) il proprio
fratello? Ma la presunzione di essere sapienti e di possedere la verità
appartiene soltanto a chi non crede e pensa di poter fare a meno di Dio, o anche
a coloro che, proprio perché credono, ritengono di avere trovato la strada?
L’invito di Isaia, come pure le parole di Gesù, sono rivolte a tutti, anzi forse
soprattutto a chi, poiché crede, si ritiene “a posto”, quando invece, anche solo
per questo, è lontano dall’umiltà predicata da Cristo. Impossibile, allora, non
pensare a quel “figlio maggiore” che la parabola di Luca porta prepotentemente
in scena proprio in questi giorni: pervicacemente attaccato alla sua monotona
vita ed alla convinzione di essere nel giusto, questo giovane non riesce più
neppure a gioire per il ritorno del fratello, ancorato com’è ad una distinzione
quasi manichea fra bene e male, fra giusto ed ingiusto. Il cristiano dovrebbe
invece manifestare umiltà , anche perché il Signore così parla :‹‹Ascoltate
pure, ma senza comprendere/ osservate pure , ma senza conoscere››: Dio si
esprime in modo non pienamente convincente perché intende lasciare libertà agli
uomini. E, fatto ancora più sconvolgente, talvolta addirittura favorisce
atteggiamenti negativi, ad esempio indurendo i cuori, per poter manifestare la
propria potenza. Il cristiano, dunque, dovrebbe porsi di fronte agli eventi
consapevole del “mistero” che li avvolge: in quest’ottica anche le negatività
possono essere funzionali alla realizzazione del progetto di Dio. Motivo in più,
questo, per essere umili e non peccare di superbia e presunzione.
Elena Scaruffi