LA PREGHIERA, LA PAROLA DI DIO E L'IMPEGNO SOCIALE
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STRUMENTI PER ESSERE COMUNITA’ DI FEDE
La
preghiera, la Parola di Dio
e l’impegno sociale
-
Viviamo un
periodo di stanca, nella vita della Chiesa come nella nostra esperienza di
associazione, impegnata in una profonda riforma del popolo di Dio. Forse, sappiamo
dove vogliamo arrivare, ma non riusciamo a trovare la strada giusta per
incidere. Davvero. A
tal proposito, in Noi Siamo Chiesa sembrano confrontarsi due diversi spiriti di
azione. Da un lato, c'è chi inquadra il movimento come un gruppo piccolo, attivo
nello sforzo di fare rete (con le cdb e gruppi del cattolicesimo post Vaticano
II), nonostante la stanchezza e le battute di arresto. Cercando, nel contempo,
una visibilità all'esterno attraverso comunicati stampa e interventi pubblici.
Dall'altro, invece, non manca chi è convinto della priorità di aprirsi a tutta
la Chiesa (e non solo a questa!) per provare a creare un movimento, se non di
massa, almeno consistente. Perché l'’Appello dal popolo di Dio’ ha enormi potenzialità di 'far presa'
su quei credenti ormai scioccati dalla deriva reazionaria degli ultimi due
pontificati. Ed è anche forte l'esigenza di recuperare le migliaia di
fedeli italiani che, alla fine degli anni '90, hanno firmato il testo fondativo
di Noi Siamo Chiesa. Purtroppo, non ci siamo mai interrogati abbastanza sul
perché questi uomini e donne non abbiano sentito l'esigenza di aderire, anche
solo come simpatizzante, al nostro circuito, ormai ridotto a neanche duecento
unità.
Tuttavia, costruire un'associazione, numericamente consistente,
non è obiettivo facile. Per realizzarlo, pensiamo che sia importante farsi
comunità. Un gruppo credente, quale NSC, deve offrire momenti di
aggregazione e fede comunitaria (anche con realtà che abbiano una sensibilità affine
alla nostra), altrimenti verrà visto all'esterno e vissuto all'interno come un
gruppo di politicanti imbufaliti (con la rabbia non si va da nessuna
parte; deve essere sempre 'masticata', razionalizzata). C'e' una certa
incoerenza tra quello che vogliamo e quello che facciamo per realizzarlo.
Vogliamo una Chiesa diversa? Una parrocchia dove poterci sentire parte della
comunità? Bene, ma come possiamo creare tutto questo se ci limitiamo ai
comunicati stampa, ancora troppo umorali e, tra l'altro, letti da pochi e
ripresi quasi mai dai media che contano? Va nella giusta direzione l'invito,
espresso all'incontro di un mesetto fa a Firenze dei cattolici progressisti, da
Gianni Geraci, già coordinatore nazionale degli omosessuali credenti e membro
del direttivo nazionale di Noi Siamo Chiesa: cercare di smuovere la Chiesa
attraverso la promozione di momenti di preghiera che portino a riflettere sulle
ferite ecclesiali e sociali. Quelle che per noi coincidono con il dramma dei
migranti irregolari, del divario sempre crescente tra ricchi e poveri, Nord e
Sud del mondo, sino alla piaga strisciante dell'omofobia e della misoginia
nella Chiesa come nella società. Quella di Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna vuol
essere una sollecitazione a puntare sulla lex orandi (la preghiera) più
che sulla stampa, a rendersi comunità di fede più che centro catalizzatore di
delusi e arrabbiati.
Per quanto sia odioso il
Codice di diritto Canonico e sia importante rimarcare la sua netta subalternità
all'Evangelo e ai documenti magisteriali – oltre al suo tradimento dello
spirito del Concilio, come dimostra, per esempio, la normativa sull’istituto
matrimoniale che cancella dalla ‘provincia iuris’ l’elemento dell’amore fra i
coniugi, introdotto da Gaudium et spes 48
– è giunto il momento perché ci adoperiamo al fine di ufficializzare
l'associazione come ‘associazione cattolica’. Così saremmo certamente un
pungolo più efficace, perché di sicuro nessun assistente spirituale od
ordinario diocesano, riuscirebbe a metterci la mordacchia. Un po' di briglie sì
- abbiamo bisogno che l'aspetto esteriore sia quello della obbedienza alla
Chiesa - ma niente ‘moderatismo’.
Ben vengano,
infine, nuove esprienze locali, targate Noi Siamo Chiesa. Siamo contenti della
nascita di Noi Siamo Chiesa Genova e ci mettiamo a disposizione per lavorare
insieme alle sorelle e ai fratelli liguri con il nostro progetto, sorto
nel 2005. Così come chiediamo al coordinatore nazionale, Vittorio Bellavite, di
suscitare, nelle sedi internazionali del movimento, l'organizzazione di momenti
di fratellanza e incontro con gli iscritti ei simpatizzanti di Noi Siamo Chiesa
di tutto il mondo.
Bologna 13 giugno 2009
Direttivo di Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna