<COSTRUIAMO PONTI, DENUNCIAMO LE INGIUSTIZIE>


Bologna 6 settembre 2008 RELAZIONE COORDINATORE REGIONALEASSEMBLEA NOI SIAMO CHIESA EMILIA ROMAGNA 

Carissimi,

da quando, nel 2005, Giuliano Bianco e il sottoscritto decisero di mettere in piedi

una sezione locale, in Emilia Romagna, di Noi Siamo Chiesa, di strada ne è stata

percorsa. Non poca, a volere ragionare sulla nostra breve storia. All’inizio eravamo

davvero quattro gatti, per usare un’espressione famigliare al nostro movimento,

ma, come qualcuno sa, da me odiata, senza appello. Adesso, non è che, a livello

numerico, siamo troppi di più, eppure nascono, nel nostro gruppo, nuove

energie e stimoli, capaci di aiutarci a portare avanti gli obiettivi prefissati.

Crescono la fiducia e la speranza.

 

Quante volte ci siamo domandati dove vogliamo andare? In quante occasioni ci si è

chiesti se valeva la pena impegnarsi per cambiare la chiesa cattolica? La mia risposta

è sempre la stessa: nel popolo di Dio, nella comunità ecclesiale cattolica - romana, c’è

bisogno della nostra presenza. Serve a tutti, laici, religiosi, presbiteri, vescovi, cardinali

e sommo pontefice, un movimento che porti avanti un disegno di riforma netto del

corpo di Cristo. Con spirito di umiltà e servizio, mettendo al centro la persona, con le sue gioie

e speranze, tristezze e angosce, come ci insegna il vibrante incipit della costituzione pastorale.

Gaudium et spes. 

Ed è questo che stiamo cercando di portare avanti, anche qui in Emilia Romagna.

Sappiamo bene che il contesto, Bologna docet, non ci induce all’ottimismo, ma

abbiamo il dovere di credere e di lottare per la povertà della e nella chiesa, per un

ruolo attivo della donna all’interno del popolo di Dio, per il superamento dell’obbligo

di celibato dei sacerdoti, per una comunità dei servizi e non del potere, contro

qualsiasi discriminazione a danno delle persone omosessuali.  Sono troppe le ferite

che sanguinano: non possiamo andare avanti come se nulla fosse, senza tentare,

almeno, di prestar soccorso. In primis, denunciando, senza reticenze, tutte le forme

di ingiustizia.

 

A chi ci accusa, poi, di non essere cattolici perché mettiamo in discussione il magistero,

proviamo a rispondere che ci sforziamo solo di coltivare una fede consapevole e matura

per la definizione non di un’altra chiesa, ma di una chiesa altra. Perché le nostre

parrocchie non sono caserme, le nostre associazioni non sono fatte di soldati e caporali:

la parola di Cristo è un messaggio di amore e di fratellanza. E, tra fratelli e sorelle, le difficoltà

non si nascondano sotto il tappeto, ma si evidenziano, cercando insieme le soluzioni,

andando oltre le divisioni.

 

Le nostre radici, per chi non lo sapesse, sono in un testo chiave come

Delle cinque piaghe della santa Chiesa  di Antonio Rosmini, nello spirito, al di là dei documenti,

troppo spesso frutto di inevitabili compromessi  fra i padri conciliari, del Concilio Vaticano II,

nella teologia che da quella assise ha tratto la propria ispirazione: Hans Kung, Edward  Schillebeeckx

e Tdb, su tutto. Nella grandezza di papi come Giovanni XXIII o nel tempo di un sorriso del breve

pontificato di Albino Luciani. E ancora i vescovi come il cardinale Giacomo Lercaro,

monsignor Luigi Bettazzi, l’indimenticabile monsignor Tonino Bello, la profezia del cardinale

Carlo Maria Martini.

 

Ma nel ricordare le nostre origini, non possiamo dimenticare la straordinaria esperienza

del ’68 cattolico, delle comunità di base, di dom Giovanni Franzoni, di don Enzo Mazzi,

della redazione ‘ribelle’ della rivista Il Regno. E’ grazie, soprattutto a loro, che oggi siamo

qui con le nostre istanze. Senza paura.

 

Quest’anno, come gruppo, abbiamo voluto aprirci al dialogo, al confronto con realtà diverse,

anche non ecclesiali. Penso, in primo luogo, all’esperienza del tavolo sull’omosessualità

con l’Agedo, Pax Christi, In Cammino, Arci Gay Cassero e chiesa metodista. E’ stata

una serie di incontri che ci ha permesso di cogliere i diversi aspetti di quelle

che sono le prevaricazioni patite nella società e nella chiesa da chi è omosessuale.

Con questo percorso siamo arrivati a partecipare con consapevolezza a un appuntamento

importante come quello del Gay Pride. E abbiamo fatto bene, benissimo a essere presenti

alla manifestazione: c’era bisogno di una voce cattolica che gridasse la dignità dei gay e

delle lesbiche agli occhi di Dio, la bellezza delle coppia omosessuali. Ma ricordiamo, sempre

parlando dei nostri rapporti con altri gruppi e altre storie, anche la nostra partecipazione

alla settimana del dialogo ecumenico, in un clima di festa e di preghiera con i cristiani di

confessioni diverse, ortodossi e protestanti.

 

E’la strada del confronto con gli altri, anche i più distanti, la chiave di volta

del nostro cammino. Da tutti possiamo apprendere qualcosa e dare qualcosa

perché commetteremo un grave errore, se ci sentissimo già arrivati, perfetti e chiusi

a qualsiasi crescita. E’, inoltre, ovvio che per portare avanti le nostre istanze, non possiamo

chiuderci entro quattro mura. Abbiamo un mondo davanti con il quale interloquire, al quale

andare incontro.

 

E, allora, ecco che anche i nostri colloqui con preti e vescovi, non devono essere letti

come tentativi disperati di ricerca di una legittimazione. Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna,

il divenire decennale di Noi Siamo Chiesa lo insegna, non vuole riconoscimenti dall’alto,

ma ambisce a fare conoscere le proprie posizioni anche a chi ha incarichi di direzione

all’interno della chiesa. Senza intavolare scontri, lotte, bracci di ferro. Non ne vale la pena:

paga di più il costruire ponti, il dialogo fraterno e sincero, che la chiusura mentale a

tutti quelli in opposizione a noi.  Non paghiamoli con la stessa moneta. L’umanità è in cammino,

è bene non dimenticarlo mai.

 <Non è più pensabile dunque oggi che si riccorra alla scomunica, né a quella canonicané a quella psicologica verso i cristiani o i gruppi comunitari che pur uniti nella comunitàecclesiale dalla stessa professione di fede in Cristo risorto, hanno teologie diverseo diverse opinioni politiche. Questo naturalmente riguarda tanto gli organismi ecclesialie le comunità più orientati in senso conservativo, quanto le comunità più spinte versoil cambiamento. In entrambe le direzioni l’unico atteggiamento autentico è il dialogoattento, rispettoso e aperto e non la preclusione fanatica del pregiudizio>.(Giovanni Franzoni, La Terra è di Dio) Giovanni Panettierecoordinatore Noi Siamo Chiesa Emilia Romagna               

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